October 13, 2010

Scene di quotidiana diversità.


A volte c'è un'aria così densa la mattina presto, quando le mille luci di questa città vanno finalmente a dormire e l'asfalto luccica opaco.
La sento picchiettare sul viso ancora addormentato, insinuarsi sotto la frangetta mentre cerco di tenere il passo insieme all'esercito di lavoratori che prenderà il mio stesso treno.


Condivideremo silenziosi questo breve viaggio, per poi distribuirci diligentemente ognuno nella propria giornaliera collocazione.

Ogni tanto però amo concedermi il percorso al contrario, magari proprio in uno di quei banalissimi giorni feriali in cui tutto è come da copione, tranne me che sono off.
Con la scusa di una commissione improvvisa accompagno mio marito fino alla stazione, aggrappata alla sua mano calda e protetta dal suo profumo. Lo saluto discreta accompagnandolo ai tornelli con lo sguardo, e finalmente mi godo quel tragitto controcorrente.

Le insegne spente e polverose, le finestre socchiuse; i fasci di cavi elettrici che corrono sinuosi. Appunto tutto distrattamente nella mente e me ne torno a casa, con il passo disincrono e il naso all'insù.

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