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April 02, 2009

Le gite fuori porta di Yuka-chan: Kyoto☆.

Per me e la mia piccola Yuka-chan, lo scorso anno il giorno di Natale è stato veramente speciale. Dopo aver osservato la vigilia in casa ma ormai pronte ad accogliere la tradizione giapponese, che riconosce la festa della famiglia nel giorno di Capodanno, ci siamo preparate per una splendida gita fuori porta.
In sole 2 ore e 45 minuti di shinkansen ci siamo recate per una giornata di viaggio a Kyoto, una delle mie mete preferite in qualsiasi stagione.


Prima di salire a bordo ci siamo munite di un tipico eki-ben, esattamente il ninki n. 2 della stagione (il secondo cestino da pranzo più venduto nella stazione di Shinagawa). Abbiamo inoltre ottimizzato il tempo organizzando la nostra prima visita al meraviglioso complesso shintoista Fushimi Inari Taisha, decidendo giusto cosa sgranocchiare e quale omiyage acquistare, dato che avevamo trovato tutto ma proprio tutto su come arrivare a destinazione nel fantastico blog di Rob, che non smetteremo mai di ringraziare *(^_^)*


Il Natale in Giappone è un qualsiasi giorno lavorativo, perciò non ci siamo ritrovate in mezzo alla classica folla di turisti che si può incontrare nelle giornate di ponte presso i luoghi di attrazione giapponesi.
Anzi, abbiamo avuto il grande piacere di percorrere parte dei 4 km di torii rossi praticamente da sole. Ci siamo però imbattute in un giovane che faceva jogging per i sacri sentieri, e credo che non ci sia luogo più sublime per praticare questo sport :D


Come da prassi, uno scatto con l'amica volpe messaggera e un'altro prima di entrare nel suggestivo sentiero 千本鳥居 Senbontorii.


All'interno la luce diventa tutta rosso-arancio, e spesso tra un torii e l'altro fanno capolino rami di alberi o passerotti spensierati. Un luogo da rimirare in silenzio, ascoltando solo la natura e l'eco dei propri passi.


Dopo esserci rifocillate con un inari-senbei gigante, ci siamo dirette verso la seconda tappa del nostro viaggio: l'imperdibile Kiyomizudera.
Ma questo è un altro post... ^^

February 01, 2008

イタリア人とおしゃべり。Gli italiani amano la conversazione.

In Giappone si possono passare intere giornate addirittura senza scambiare parola con nessuno. I distributori automatici sono ovunque, e sui treni e nei luoghi pubblici nessuno osa importunare i vicini di posto per commentare i fatti recenti o per parlare del più e del meno. Durante i miei viaggi in Shinkansen, nonostante abbia sicuramente incuriosito i vicini di posto con le mie scartoffie piene di kanji, nessuno ha mai osato chiedere il motivo del mio studio o qualsiasi altra informazione.

In Italia, invece, non è difficile che tra i viaggiatori seduti nello stesso scompartimento di un treno nasca una - anche se pur breve conversazione. Come è facile che al mercato, mentre si acquista la frutta e la verdura, si scambino due parole sul tempo o sull'aumento dei prezzi; oppure al supermercato, con il cassiere tifoso si può commentare la partita della sera prima o l'ennesima caduta del governo.

Con queste osservazioni, io e le mie amiche giapponesi ci siamo intrattenute durante l'ultimo viaggio fuori porta, interrotte continuamente dalla nonnina napoletana seduta accanto a noi che voleva sapere tutto: di cosa parlavamo, il motivo del viaggio, che cos'era quel piccolo computer portatile dove cercavamo le parole, ecc. Ogni nostra risposta era per lei una piccola gioia, che si trasformava subito nell'occasione per dirci qualcosa di lei e del suo viaggio.



Una volta arrivate a Orvieto, la nostra attenzione è stata rapita dalla meravigliosa combinazione tra l'antica civiltà etrusca e la successiva colonizzazione ecclesiastica. Una rocca che si staglia tra le morbide colline, con i suoi inconfondibili profili incorniciati da un improvviso cielo azzurro (a Roma il cielo era plumbeo).
Da tanti anni non visitavo l'imponente Duomo, con le sue colonne attorcigliate e le splendide, minuziose decorazioni che ricoprono la facciata. Ben diversa la sensazione all'interno, dove si respira un'aria solenne mentre i passi riecheggiano per l'immensità della sobria navata.


QVOD NATVRA MVNIMENTO INVIDERAT INDVSTRIA ADIECIT.
Ciò che la natura nega, si ottiene con l'ingegno.


Incredibile capolavoro di ingegno anche il Pozzo di San Patrizio, edificato su progetto di Antonio da Sangallo il Giovane per approvvigionare la rocca in caso di assedio.
Terminato nel 1537, il pozzo è profondo circa 62 metri e, al suo interno, sono state realizzate due scalinate a doppia elica sovrapposte, così progettate per rendere più agevole il trasporto dell'acqua.

January 05, 2008

皆さん、明けましておめでとうございます。今年もよろしくお願い致します。


Cosa c'è di più bello del trascorrere il Capodanno in Giappone? Semplice: trascorrere il Capodanno in Giappone con le persone care ^^
Per dieci giorni sono stata accompagnata, coccolata, viziata e guidata nel meraviglioso Paese del Sol Levante, anche stavolta con la precisa sensazione di essere nel posto giusto al momento giusto.
Tokyo, Kyoto, Himeji, Osaka, Kobe. Queste le città che ho visitato in questo breve ma intensissimo lasso di tempo, alcune di esse per la prima volta, munita di Japan Rail Pass e Onitsuka Tiger Snow Heaven 72...
La mia Tokyo è sempre più bella, e anche questa volta mi ha accolto con un sole splendido e un cielo azzurro da levare il fiato. Il sorriso caldo degli amici di sempre, le risate di cuore e la bontà dei cibi preparati con cura e arte. L'atmosfera elettrica di fine anno, le splendide decorazioni per le strade e nelle case, quell'energia sotto la pelle che ti fa svegliare al mattino con una marcia in più.
L'aria frizzante sul mio viso, accarezzato dai dispettosi raggi di sole, il silenzio delle passeggiate tra i templi maestosi e il tepore e il profumo di mille sapori tra le labbra. Questa è la mia Kyoto, che solo un anno e mezzo fa mi salutò con un abbraccio caldo e afoso. Anche questa volta mi ha accolto allegra, soleggiata e frizzante, rivelando senza indugio il suo lato maestoso mentre passeggiavo tra le sue meraviglie senza tempo. Le mani congelate sotto i guanti e il tepore del futon, il fruscio delle foglie e lo scorrere dell'acqua cristallina, la sorpresa dei sapori che carezzano il palato e inebriano i sensi. I primi, solenni rintocchi della Campana di fine anno, che squarciano il silenzio e riecheggiano nell'anima.
La solare e festosa accoglienza di Himeji, con il suo candido castello ricco di scorci magici e racconti misteriosi. Lo stupore alla vista dei primi fiori di ciliegio dell'anno, 寒桜 kanzakura, che fanno capolino tra i rami delicati e che a marzo daranno il cambio a quelli ben più maestosi del parco sotto al Castello.
Il traffico lento a bordo di una Toyota Prado, la corsa sul treno e all'improvviso un tripudio di colori, suoni e profumi. Cara la mia Osaka, piacere di conoscerti. Finalmente vera e palpabile, immaginata mille volte attraverso i racconti appassionati degli amici e le fitte righe della mia Guida Mondadori. Sapori incredibili che si sciolgono lentamente, fiumi di sake e tante parole nuove da imparare. I primi acquisti con i saldi nella spettacolare Nanba e lo stile preciso di Umeda, che saluto divertita cantando a squarciagola con i miei splendidi amici.
Alle 8 del mattino Kobe è ancora addormentata, mi arrampico tra le sue stradine osservando le numerose insegne di stile europeo e godendo di quell'atmosfera internazionale che solo poche città al mondo sanno rivelare. Le vetrine piano piano si animano e la vita commerciale proprio da oggi ricomincia il suo ritmo usuale. Salgo sullo Shinkansen armata di bento e saluto la mia I-chan con il cuore gonfio. Ti aspetto presto!
È bello rientrare a Tokyo. Ed è ancora più bello rientrare a casa. La valigia pesante, sempre piena di regali e mille cose da rivedere con emozione. Trascorro gli ultimi due giorni con serenità, nel mio incredibilmente naturale territorio, con la meravigliosa certezza che è qui che voglio vivere. Attendo pazientemente il mio destino.