
A Tokyo fa finalmente freddo.
Non che ami troppo la stagione invernale, sia ben chiaro, ma le recenti giornate con 18° di temperatura e gli onnipresenti articoli sul cambiamento climatico mi avevano messa un tantino in agitazione. E poi Yuka-chan è felice di poter finalmente indossare maglioncino di lana e gonna ^^
Siamo state a lungo in silenzio, e ci scusiamo tanto con i nostri affezionati lettori che ci reclamano da un po'.
Nei rari momenti di riposo abbiamo avuto l'occasione di goderci delle splendide giornate limpide, a passeggio per luoghi famosi e affollati (avete già indovinato dove si trova la piccola Yuka-chan nella foto sopra, vero?).
Ma ci siamo anche deliziate con ottimi piatti di cucina tipica, e senza andare troppo lontano.
Infatti, in occasione del Shichi-go-san (festa in cui si celebrano i bimbi di 7, 5 e 3 anni), nell'Inari Jinja vicino casa ci siamo fatte una bella scorpacciata di iwashi-genkou (spiedini di polpette a base di sardine),
di ottimo kuri-gohan (riso alle castagne) e di deliziosi salsicciotti arrosto.
Al momento la temperatura si è assestata sui 12°, piove davvero di rado e il cielo è tinto di un bel celeste che scalda il cuore.
A Tokyo sarà difficile vedere la neve, ma ce n'è già tantissima nel luogo in cui sposteremo per le ormai imminenti vacanze di Natale. Ho già pronte le mie mitiche Onitsuka Tigers :)
Rimanete sintonizzati...
December 16, 2008
新しい洋服。Aspettando la neve.
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Claudia Casu
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06:44
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Labels: ambiente, autunno, cucina giapponese, curiosità, Inari Jinja, Yuka-chan
July 07, 2008
私の島、サルデーニャ。La mia Sardegna.
サルデーニャはイタリアの州の一つで、無数の小さな島と、地中海に囲まれた、右の足跡のような形をしている大きな島です。イタリアの一番西にあり、一年にほとんど好天に恵まれています。地中海性気候の影響のため、春と秋は暖かく、夏は暑いです。冬は寒く、高地の山では11月には冠雪(かんせつ)します。サルデーニャの大地は約80%が山地で、森林が多いです。また、約68%は丘や高原などで、13.6%は古い岩山で占められています。一番高いは1.834メトルのPunta La Marmora という頂上です。面積は約2万4千平方キロメートル、人口は約1650万人で、1平方キロメートル当たりの人口密度は約69人です。人口の多くはカリアリ、サッサリ、ヌーオロ、オリスターノなどの町に集中しています。
サルデーニャは海の澄んだ水と広くて真っ白な砂浜、また海に切り立つ絶壁の海岸で有名です。歴史ある都会的な州都カリアリ、音楽文化やお祭りでも有名な島第2の都市サッサリ、島の中央部にあるヌラーゲと呼ばれる石を積重ねた先史時代の遺跡など、サルデーニャはどこも個性的です。特に、私の勧めはサルデーニャの北西にある12世紀にジェノヴァ人に建設されたアルゲーロという有名な港町です。14世紀になって、アラゴン・カタルーニャ連合によって占領されて以来、カタルーニャ各地からの入植者で人口が増え、カタルーニャ語やカタルーニャ風の建築が今までに残るようになっています。町を一回りすると、施設の看板がカタルーニャ語とイタリア語で併記されているのが分かります。
アルゲーロは、金の線細工と珊瑚で手作り宝石で有名です。しかし、最近は珊瑚採りの後継者不足に悩んでいます。透明で、美しい海や真っ白な砂浜で、素晴らしい海岸が何キロメートルも見渡せます。5月からダイビングなどのマリンスポーツもできるし、夏の祭やイベントなどが続いて、本格的なリゾート気分が味わえます。
Non mi stancherò mai di dire che la Sardegna è bellissima in tutte le stagioni e che, oltre ai suoi 1843 Km di coste (pari al 23% di tutta l'Italia), nasconde nel suo cuore meravigliose montagne ricche di boschi, ruscelli e animali selvatici. In genere, verso la fine di novembre, a Sassari vediamo qualche fiocco di neve, che si trasforma presto in manto bianco nella vicina Osilo (a circa 800 m di altezza, se non ricordo male). E parlare adesso di neve mi dà un po' di sollievo, visto il caldo che ci attanaglia qui nella Capitale... ^^
Ma torniamo alla stagione attuale. Chissà com'è bella in questi giorni la mia Alghero, con le sue stradine allegre e quel colore dorato al tramonto. Tra poco dovrei riuscire a tornare a casa, cercherò di fare tante foto e di postarle tra un tuffo e l'altro.
Nel frattempo gustatevi il panorama dalla spiaggia del Lazzaretto (...i più attenti si accorgeranno che si tratta di uno scatto di un anno fa) :)
May 20, 2008
La mia Sassari.

Ricordo quei lunghissimi pomeriggi di pioggia in cui, da bambina, sbirciavo le strade dalla finestra. Il nasino appiccicato al vetro e gli occhi curiosi. Quelle macchine colorate che, pigramente, scendevano e risalivano dal viale. Ogni tanto l'improvviso suono di un clacson e l'autobus che sbuffava al semaforo; attraverso i vetri appannati qualche figura immobile e di colore indefinito.
Ma anche l'euforia della domenica mattina presto, con la casa piena di sole, quando mamma sentenziava il suo: oggi andiamo al mare, anticipato dal profumo dei cibi che aleggiava in casa e che avremmo gustato più tardi all'ombra della "nostra" pineta. Vedendo quelle finestre allontanarsi mi sono sempre chiesta se poi la casa si sarebbe sentita sola, dimenticando presto questo pensiero distratta dalla mia Barbie e i suoi capelli arruffati. Per la via del mare i banchetti con la frutta e gli ortaggi, l'immancabile posto di blocco e finalmente quel concerto di cicale e salsedine.
In quei giorni di festa la mia città sembrava incredibilmente felice. Le voci dei vicini, durante la settimana sconosciute, cantavano e litigavano con divertenti e sempre nuove tonalità. Le signore ciarliere per strada, con quei pacchetti riccioluti e profumati. Bastava tendere l'orecchio per conoscere i dettagli di questa o quell'altra vicenda, storie interessantissime per le mie orecchie di bambina.
Il sabato mattina, qualche volta, si andava in centro passeggiando per Via Roma. C'era sempre un paio di scarpe da ritirare dal calzolaio di fiducia o un cappottino in lavanderia. Prima di arrivare a Piazza d'Italia ci si fermava sempre ad ammirare il meraviglioso giardino del Museo, o a scambiare due parole con qualche conoscente. Qualche volta ci spingevamo un po' più giù per vedere le vetrine di questo o quel negozio: passata piazza Azuni, le vie del centro storico si nascondevano dal cielo con le loro sfumature grigie, l'aria umida e l'eco di voci alte e stridule. Poi a un certo punto si risaliva e si decretava il "torniamo a casa".
La mia Sassari è un po' cambiata da allora.
Si è fatta più bella con strade e facciate rinnovate, e un tram elettrico collega i Giardini Pubblici con la Stazione passando per Viale Italia. Abbiamo un sistema di raccolta differenziata da far invidia al Giappone, con tanto di guida interattiva online. Le sterili polemiche che sentivo una volta sono diminuite e, al loro posto, ci sono proposte di miglioramento e tanti ragazzi pieni di voglia di fare.
Quasi quasi prendo le mie piante e me ne torno a casa ^^
何でもない会話 何でもない笑顔 何でもないからふるさとが好き。
September 30, 2007
アメリカ、さようなら。Addio America.

35年も、アメリカ海軍はサルデーニャ人にマッダレーナ群島を返還しました。アメリカ海軍から占領下の沖縄住民は同じ運命に憧れているらしいです。
昨日、US Navyの最後の船はマッダレーナ港を出港しました。ソール長官が3年前に始めた戦いのおかげで、来年2月の以内にアメリカ海軍の退去を為遂げる予定です。
Dopo 35 anni di permanenza, la US Navy ha finalmente restituito ai Sardi l'Arcipelago della Maddalena. La stessa sorte è ambita dalla popolazione dell'arcipelago giapponese di Okinawa, vittima da quasi 60 anni dell'occupazione militare dell'Arcipelago da parte della Marina americana.
Ieri la nave appoggio per sottomarini a propulsione e armamento nucleare Uss Emory Land ha mollato gli ormeggi. Grazie alla battaglia iniziata 3 anni fa dal Governatore Soru, entro Febbraio 2008 la base verrà sgomberata e inizierà un processo di trasformazione dell'ex arsenale militare in chiave turistica.
Da Ansa.it: La prima nave appoggio, la Uss Fulton, era arrivata il 2 agosto 1972 ormeggiandosi alla banchina dell'isola di Santo Stefano. L'arrivo degli americani aveva da subito scatenato polemiche per i rischi di contaminazione nucleare - culminate nel 2002 e nel 2003 con gli incidenti ai sottomarini Uss Oklahoma City e Uss Hartford e rinfocolate dai dati diffusi nel 2004 dall'istituto di ricerca francese Criirad - e il periodico ripetersi di allarmi per l'aumento di malformazioni fetali attribuite alla radioattività.
Finita la guerra fredda gli interessi strategici degli Stati Uniti e della Nato si sono spostati progressivamente al Mediterraneo orientale, in prossimità delle aree di crisi mediorientali. È stato così possibile liberare il parco nazionale dell'Arcipelago della Maddalena e delle Bocche da una presenza "ingombrante", che cesserà definitivamente alla fine di febbraio, quando sarà completato il trasferimento di tutto il personale e delle attrezzature statunitensi.
Dopo la partenza della nave appoggio, squadre di sommozzatori con camere iperbariche al seguito, hanno cominciato la pulizia dei fondali lungo tutta la banchina che per 35 anni ha ospitato navi e sottomarini Usa. [...]
May 03, 2007
Caccia alle Balene. Problema ambientale o conflitto di interessi?

Recentemente mi è capitato di leggere diversi articoli di giornali che, nel disapprovare fermamente la caccia alla balena, identificano i giapponesi come i maggiori responsabili di questo disastro ambientale, corredando il tutto di filmati e foto decisamente raccapriccianti. In particolare, sul sito di Greenpeace, leggo questo: "Il governo giapponese dovrebbe investire meglio il denaro dei contribuenti: il 95 per cento dei giapponesi non ha mai mangiato carne di balena. Questa carne ha così poco mercato che resta invenduta nei magazzini, viene usata per preparare cibo per cani o addirittura finisce in discarica".
Così, presa dallo sconforto, mi sono messa a chiedere ai miei amici nipponici (coetanei, ma anche ai miei insegnanti) per quale motivo il commercio di carne di balena sia per loro così importante da mettersi addirittura tutto il mondo contro.
Le risposte sono state davvero interessanti. Nessuno di loro, infatti, come confermano i dati di Greenpeace, ha mai mangiato nella propria vita carne di balena, tantomeno ne fa un uso abituale. Non solo, più o meno tutti hanno definito questo alimento come qualcosa di molto costoso che viene servito in pochissimi ristoranti del Giappone, nonostante fosse in passato il "piatto dei poveri", invece oggi richiesto da esigenti estimatori e ormai parte di un'antica tradizione destinata probabilmente a scomparire. Vi confesso che la cosa mi ha quindi messo addosso non pochi dubbi, e ho così deciso di fare un po' di ricerche per chiarirmi le idee.
La caccia alla balena compare intorno al IX secolo in Norvegia, Francia e Spagna, verso il XII secolo anche nel Paese del Sol Levante. Forse non tutti sanno che, in seguito al diffondersi del Buddismo, dal V secolo d.C. in Giappone il consumo di carne è andato gradualmente scomparendo. Per questo motivo, nei secoli a venire, l'indispensabile apporto di proteine viene ricercato nelle risorse naturali alternative, quali i legumi e il pesce. I Giapponesi iniziano così a praticare la caccia ai cetacei nei propri mari e, nei secoli, a differenza degli altri Paesi "carnivori" più orientati all'allevamento e allo sfruttamento del bestiame, portano avanti la tradizione affinando le loro tecniche e adattandole poi nel XIX secolo a quelle dei maestri Norvegesi.
Dal XVIII secolo anche gli americani e gli inglesi iniziano a praticare la caccia alla balena ma, a differenza dei Giapponesi, non per approvvigionarsi di preziose proteine ma per estrarne soltanto il grasso, risorsa chiave per la produzione energetica.
È quindi nello scorso secolo che avviene il danno più grave nei confronti dei cetacei, sfruttati e quasi sterminati per illuminare le strade e, in generale, alimentare l'energia elettrica dell'intero Pianeta, soprattutto occidentale. Le tecniche sempre più evolute e l'avvento del cosiddetto Olimpic System (che dettava limiti di tempo ma non quantitativi e semplici obblighi di censimento dei cetacei cacciati) portano la situazione a degenerare fino alla necessaria istituzione dell'International Whaling Commission (ICW) nel 1946, che impone finalmente severe restrizioni nella pratica. Felicemente supportati dalla scoperta di giacimenti petroliferi in casa propria e non certo per un senso di colpa nei confronti del Pianeta, gli Stati Uniti saranno i primi a cessare definitivamente la caccia.
Negli ultimi anni del secondo conflitto mondiale, il Giappone chiede e ottiene la riapertura della caccia alla balena per alleviare la pesante crisi alimentare post bellica, in quanto sua preziosa ed economica risorsa alimentare da secoli. In seguito, il notevole miglioramento economico e la conseguente "occidentalizzazione", portano il Giappone al progressivo reinserimento delle proteine animali, oggi parte integrante (anche se non determinante) dell'alimentazione quotidiana.
Cessato totalmente l'utilizzo del grasso di balena come combustibile, negli anni la caccia si ridimensiona notevolmente ma si trova ad affrontare le conseguenze di un vero e proprio disastro ambientale. Nel 1982 la prima, blanda moratoria contro la caccia alle balene e nel 1986 il vero divieto di caccia, nonostante il quale Paesi come Norvegia, Islanda, Russia e Corea, seppur notevolmente ridimensionata, continuano la loro attività.
Nel 1994 i membri della IWC hanno approvato l'istituzione del Southern Ocean Whale Sanctuary, che copre un'area di 50 milioni di chilometri quadrati intorno all'Antartide. La riserva è stata progettata per proteggere un'area di alimentazione particolarmente critica per sette specie di grandi balene ma, paradossalmente, le stesse regole della IWC consentono la caccia alle balene in qualsiasi numero di esemplari purché siano "a scopo di ricerca scientifica"... È chiaro quindi che la stessa organizzazione perde di credibilità agli occhi del mondo usando due pesi e due misure a seconda del ritorno economico legato all'industria baleniera (che, secondo i dati gentilmente forniti dal mio caro amico Marco, si aggira attualmente intorno ai 50 milioni di dollari l'anno, ridicolo se paragonato a quello del Whale Watching tre volte più consistente).
Bisogna chiedersi quindi: cosa c'è dietro tutto questo? Se è vero che i Giapponesi non mangiano regolarmente carne di balena, chi ha davvero interesse a portare avanti questo commercio a livelli così rischiosi per l'ambiente?
Allo stesso tempo, facciamoci un esame di coscienza e cerchiamo di separare per un attimo il discorso "ambiente" da quello "etico".
Al pensiero di mangiare il mio cane o il mio gatto mi sento semplicemente disgustata, ma in Corea molta gente lo fa tranquillamente e in altri posti, quali la Tanzania, la gente non mangia aragoste o gamberi. In India, la maggiorparte delle persone non si ciba di bovini per motivi religiosi, ma non mi sembra che essi chiedano agli Stati Uniti di non consumare più hamburger ecc. nonostante sia interessante sapere che parte della Foresta Amazzonica sia stata disboscata anche per permettere gli allevamenti intensivi, e che le bestie che arrivano sulle nostre tavole non pascolano esattamente felici sui prati come ci fanno vedere gli spot in TV.
Tornando al Giappone, animali come il coniglio e il cervo sono trattati con particolare rispetto. Non mi sembra però che per questo motivo si permettano di suggerirci di modificare le nostre abitudini alimentari, tantomeno che ci additino come "Italiani divoratori di cervi e caprioli" diffondendo foto di questi animali a serio rischio di estinzione scuoiati e pronti per essere macellati e poi serviti nelle nostre tavole sul TG della sera. Vogliamo smettere di farci strumentalizzare e di additare gli altri solo perché riceviamo email a catena piene di dati che magari nemmeno capiamo o verifichiamo, casualmente poco prima di Pasqua?
Non crediate che in Giappone non abbia combattuto per sfatare diversi luoghi comuni sul nostro popolo. Tra l'altro io non mangio coniglio nè cervo nè tutto ciò che possa sanguinare davanti ai miei occhi... Eppure sono nata in una Terra dove è usanza comune mangiare carne di cavallo al sangue, pesce crudo tagliato mentre ancora si dimena e agnellini arrostiti per le feste. Anche se spesso non le condivido, credo che le tradizioni debbano essere rispettate e protette, chiaramente entro i limiti di rispetto ambientale, nonostante siano essi di difficile regolamentazione così come lo sono i margini di sfruttamento che le bestie subiscono da sempre da parte dell'uomo.

