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July 12, 2008

Fregola e Zen.


Tutti i miei amici giapponesi e non che frequentano la mia terrazza, hanno avuto almeno una volta l'occasione di gustare la mia fregola.
Si tratta di una pasta tipica sarda, realizzata a mano solo con semola di grano duro, acqua e sale, che si presenta come un insieme di granellini dalla dimensione varia e dalla forma irregolare; in genere viene tostata al forno, cosa che le dona qualche chicco più scuro e un sapore davvero speciale. Ogni volta che torno a casa faccio carichi di queste saporite pepite in tutte e due le versioni, fine e grossa.
Per realizzarla in casa è necessario essere muniti di scivedda e freguera, i contenitori tradizionali di terracotta con le apposite scanalature che servono alla formazione dei granelli. La lavorazione è un po' lunga, ma ricorda molto le pratiche Zen per la calma e la serenità che ci vengono restituite durante l'operazione, un po' come quando si prepara l'inchiostro nella pittura Sumi.

La mia ricetta preferita è la fregola allo scoglio, che preparo con frutti di mare, gamberi e moscardini. Ci vuole una giornata intera per prepararla, ma se volete sapere come si fa scrivetemi. Mi piace molto anche la versione autunnale con funghi porcini, e quella più semplice ma sempre saporita con patate e bottarga (ovvero il mio pranzo di oggi... ^^).


Recentemente ho visto nei supermercati una triste versione industriale della fregola. Si presenta sotto forma di grosse palline, tutte dalla identica forma e un po' tozze. Non so perché ma mi ha fatto venire in mente il sushi che si vede in certi supermercati, preparato con gli stampini e precedentemente scongelato (orrore).
Diffidate dalle imitazioni e, se avete difficoltà a reperirla, vi aspetto in terrazza ^^