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September 26, 2009

Una giornata a Kamakura :)


Con questo cielo io e Yuka-chan ieri aspettavamo i nostri cari Nico&Shiho e Deiv alla stazione di Ebisu, per prendere tutti insieme il treno delle 8.31. Davanti a noi una splendida giornata a spasso tra gli antichi Templi di Kamakura, cittadina a due passi dal mare tra le mete più ambite e amate dai turisti. E poi con Nicola come guida... cosa chiedere di più!!!


La nostra ultima visita risale a poco meno di un anno fa, e l'atmosfera non è cambiata per niente.
Alberi secolari che si innalzano maestosi sui tetti in paglia dei Templi, monaci che si affrettano indaffarati scomparendo dietro porticine di legno, e quell'alone di serenità che prosegue da secoli.



Un leggero ma gustoso pranzo da Fukuro 和食処 ふくろう, giusto in tempo prima che il piccolo Shiro-kun morisse di fame... era proprio arrabbiato! ^^ Le civette del locale si ricordavano della mia piccolina e sono state felici di rivederla.
Per poi proseguire con la istituzionale passeggiata al Tsurugaoka Hachimangu, dove i piccolini non si son fatti sfuggire l'occasione di una foto ricordo con il komainu di destra.


Tanti bacini al piccolo Mami-kun, mancava solo lui!!! E un saluto ai nostri Fede&Andrea, che amano tanto la bella Kamakura :*

August 06, 2008

Geiko per un giorno. Ricordi giapponesi, 2° puntata.


[continua dal post precedente]
Sono le 17 e dopo esserci rinfrescate decidiamo di sfruttare le 2 ore e mezzo a disposizione per fare una passeggiata in centro, la cena verrà infatti servita in camera alle 19.30.
Kyoto è luminosa e arieggiata, ogni angolo sembra curato ad arte e si ha l'impressione di entrare in una cartolina illustrata. Entriamo nel parco Maruyama attraverso un gigantesco torii di pietra. Il fruscio degli abeti e davanti a noi decine di lanterne bianche dipinte di rosso e nero, turisti stranieri che per leggere la sorte agitano scatole di latta ed estraggono bastoncini numerati. Usciamo da quella che in realtà è l'entrata del tempio e, costeggiando la Shijo Dori, ci muoviamo verso il centro di Kyoto.
Dopo 10 minuti di negozi di souvenir e profumo di cibo si apre davanti a noi il fiume Kamo, sagome di persone che brulicano controluce, ristorantini e case che si affacciano sull'acqua. Pieghiamo sulla sinistra e dopo poco ci infiliamo nelle stradine lastricate che ci riportano verso la ryokan. Attraversiamo giardini perfettamente curati e due komainu di pietra ci guardano dall'alto dei loro piedistalli, a difesa di un portale che nasconde un tempio Inari chiuso al pubblico.
Ci imbattiamo in una coppia di maiko che accettano di farsi fotografare accanto ai turisti.


Verso le 19.20 rientriamo nella ryokan, e dopo 10 minuti ci viene servita una delle cene più buone che ho gustato in Giappone: diverse specialità di sashimi, verdure, tofu, tenpura, ecc.
Dopo esserci rifocillate andiamo a fare il bagno, rito che per i giapponesi si compie la sera prima di andare a dormire. Dopo esserci strigliate e risciacquate a dovere ci immergiamo nell'acqua calda e attraverso le ampie finestre della stanza del furoo godiamo del panorama delle luci della città.
Al ritorno in camera troviamo due grandi e morbidi futon, dove ci infiliamo dopo aver visto un po' di tv.

Dopo una gustosa colazione a base di frutta fresca, consommé e una selezione di sashimi, il sabato trascorre sotto il sole visitando i meravigliosi templi della città, a partire dal Kiyomizu-dera che raggiungiamo dopo una mezzoretta di cammino rifiutando le offerte dei porta-risciò che gentilmente si offrono di accompagnarci. Hanno tutti il fisico asciutto e atletico e indossano dei particolari calzari che li fanno sembrare dei personaggi di fantasia. Questo antico tempio, costruito più di mille anni fa, si arrampica sulla montagna e ci aspetta una lunga scalinata costeggiata da lanterne di pietra, portali e piccole costruzioni con appese centinaia di tavolette votive. Dopo esserci levate i sandali entriamo nel tempio e ci mettiamo in fila per poter pregare. È il mio turno. Dopo aver espresso il mio ringraziamento, batto la grossa campana a rovescio. Mi risponde con un gong che riecheggia a lungo per tutto il tempio.
Dopo aver visitato il complesso scendiamo per le stradine alberate laterali e ripercorriamo la strada verso la ryokan. I negozi che la mattina erano appena animati ora sono affollati da una moltitudine di turisti e studenti in gita scolastica, alcuni di essi offrono assaggi di dolci, tè e altre prelibatezze. Ci fermiamo un po' qua un po' là per ammirare i prodotti esposti e acquistare souvenir. Ritiriamo i bagagli che ci hanno custodito gentilmente presso la ryokan, acquistiamo un pass giornaliero e ci avviamo verso la stazione centrale dove depositiamo le nostre valigie in un coin locker (armadietto dotato di lucchetto a tempo). Saliamo sul bus, prossima tappa castello di Nijo... [continua]

August 05, 2008

Geiko per un giorno. Ricordi giapponesi.


Londra, agosto 2002. Con ancora il fiatone dopo aver corso per non perdere il treno, sprofondai nel morbido sedile di velluto viola e valutai se fare un pisolino oppure estrarre dalla borsa il mio nuovo libro, "Memoires of a Geisha". Ogni mattina eravamo in tanti a salire su quel treno delle 6 e 18, tutti più o meno assonnati e una dura giornata di lavoro davanti a noi. Ma io avevo i miei libri a tenermi compagnia, e da sempre le prime ore di sole sono per me le più dolci per sognare a occhi aperti e risolvere i rompicapo della mia vita. Optai per il libro e mi immersi nella lettura, le labbra rosse della copertina riflesse nel finestrino rigato da un paesaggio di mattoni rossi e cielo grigio fumoso, ogni tanto una banchina e dei visi nuovi. Mi immersi in un mondo sconosciuto e lontano e giurai a me stessa che un giorno sarei andata a Kyoto.

Tokyo, settembre 2006. È venerdì, sorrido e penso "thanks God it's friday".
Sono in Giappone, studio nell'accademia dei miei sogni e sto per salire su un treno superveloce chiamato Shinkansen. I miei genitori giapponesi mi hanno consigliato di non guardare troppo vicino dal finestrino, potrebbe venirmi la nausea. Ma con il pancino pieno dopo un teishoku menu (menu fisso) in un ristorantino della stazione di Shinagawa, sono in pace con il mondo e mi concentro per trovare il binario giusto. Niente di più facile in Giappone, dove tutto è scritto nel posto giusto e ben leggibile. Mentre aspetto il mio Nozomi Shinkansen delle 13.58 passa un fulmine sul mio binario e realizzo che sto per salire su un missile interplanetario.

Dopo circa due ore di viaggio una voce calma e suadente ci annuncia che stiamo per fermarci nella stazione di Kyoto. La stazione è nuovissima, luminosa e pulita, ai lati del grande corridoio caffetterie e negozietti vari, gente che si muove tra le vetrine e annunci in giapponese che riecheggiano nello spazio. Davanti a me le uscite elettroniche e la mia amica A-chan che sorride sotto un cappellino colorato e agita il braccio. Mentre ci avviamo verso l'uscita principale dalle grandi finestre traspare un cielo azzurro solcato da grattacieli e il nostro chiacchiericcio si mischia a quello della folla che si muove intorno a noi.
Rispetto a Tokyo la gente di Kyoto sorride e parla a voce più alta, le signore ridono con gusto e nell'aria c'è profumo di natura. Attraversando la città con il taxi mi rendo conto che i grattacieli intorno alla stazione sono solo un paravento che nasconde una distesa di casette dai tetti spioventi e stradine lastricate, a est montagne ricoperte di verde smeraldo.
Dopo aver percorso un lungo viale attraversiamo un ponte e capisco che stiamo entrando a Gion, quello che ancora oggi è famoso in tutto il mondo come il quartiere delle Geiko di Kyoto: qui nacquero le più famose case da tè giapponesi e dalla fine del sedicesimo secolo anche diversi teatri Kabuki, rendendo il luogo un paradiso dei divertimenti. Nell'immaginario occidentale, la "Geisha" viene purtroppo ancora vista come una semplice intrattenitrice del pubblico maschile; dopo l'invasione americana del Giappone, infatti, si definivano così le accompagnatrici dei quartieri di Tokyo. Con questo nome in Occidente si indica ancora adesso erroneamente la Geiko, che esprime invece la sua arte attraverso la musica, il canto, la danza e la conversazione. Ogni suo gesto deve rappresentare bellezza e armonia, e la Geiko lavora sodo per esprimere qualcosa di sublime anche nel semplice atto di versare una tazza di sakè.
Ma torniamo a Gion. Lasciata la via principale le stradine diventano pendii e davanti a noi si staglia la pagoda Yasaka, ciò che rimane di un tempio buddista una volta lì ubicato. La nostra ryokan (locanda) si trova poco più avanti, a due passi dal tempio Yasaka, nella zona est di Gion.
L'accoglienza è calda e festosa, si capisce subito che la conduzione è familiare, e anche il cagnolone che fino a un secondo prima sonnecchiava davanti alla reception viene a farci le feste. I proprietari sono incuriositi dalla strana coppia, soprattutto dall'occidentale che si rivolge a loro in giapponese; ci fanno qualche domanda discreta poi la signora ci accompagna nella nostra stanza. Il profumo dei tatami, un tavolino basso di ciliegio e dietro le porte scorrevoli l'ampia stanza da letto. Nell'angolo a destra è allestita una tokonoma, piccolo spazio che nelle case tradizionali giapponesi è dedicato all'esposizione di stampe o arrangiamenti floreali... [continua]